Istruzioni per pubblicare online (appunti procedura in classe)

Test2018

http://localhost/phpmyadmin/
Clicco sul nome del mio database
Clicco su esporta
Clicco su esegui
Viene scaricato un file .sql

—–

Apriamo il file .sql con visual studio code
Cliccare su “Edit/Replace”
Nella prima riga indicare il dominio locale (localhost/sitoditest)
Nella secondo riga indicare il dominio nuovo remoto che avete scelto in registrazione (seriemagazinetest.000webhostapp.com)
Sostituire tutti
Salvare

——-

Andare su www.000webhost.com
Cliccare su “Database”
Cliccare su “nuovo database” (bottone rosso)
Scegliere nome da dare al db, l’utente e la password (li scegliete voi, e li appuntate: saranno da copiare nel wp-config.php)

id3771057_sitoditest
id3771057_utentetest
Test2018

Quando il db è pronto cliccare su gestisci – phpmyadmin
Inserire user e pass scelte (id3771057_utentetest Test2018)
dalla spalla sinistra scegliere il db (id3771057_sitoditest)
Cliccare su “importa” -> scegli file -> scegliere il file .sql salvato poco fa
Cliccare su esegui e attendere l’importazione

—–

Aprire sul proprio portatile la cartella htdocs/sitoditest
cercare il file wp-config.php e aprirlo con visualstudio

Cercare questi parametri
/** Il nome del database di WordPress */
define(‘DB_NAME’, ‘testwp’);

/** Nome utente del database MySQL */
define(‘DB_USER’, ‘root’);

/** Password del database MySQL */
define(‘DB_PASSWORD’, ”);

/** Hostname MySQL */
define(‘DB_HOST’, ‘localhost’);

E sostituirli con questi:
/** Il nome del database di WordPress */
define(‘DB_NAME’, ‘id3771057_sitoditest’);

/** Nome utente del database MySQL */
define(‘DB_USER’, ‘id3771057_utentetest’);

/** Password del database MySQL */
define(‘DB_PASSWORD’, ‘Test2018’);

/** Hostname MySQL */
define(‘DB_HOST’, ‘localhost’);

Salvare il file!

 

CARICAMENTO ONLINE DEI FILE
Opzione 1 -> usare il file manager interno al sito.
Andare su https://www.000webhost.com e cliccare si file-manager
Loggarsi con il nome sito e password che avete scelto all’inizio
Caricare i file

Opzione 2 -> guardare come utilizzare filezzila sull’articolo.

JazzIsJass – Music Academy

JazzIsJazz – Music Academy è una scuola di Musica legata ad un storico Jazz Club nella città di Brescia.

  • La scuola propone lezioni individuali e corsi di insieme, da ottobre a giugno per bambini ragazzi e adulti di strumenti e canto
  • Ciascun corso ha esattamente un docente.
  • Le lezioni vanno dal pomeriggio alla sera. Gli orari delle lezioni individuali sono concordati mentre i corsi di insieme hanno un giorno e un orario prestabilito all’inizio dell’anno.
  • La scuola organizza piccole esibizioni e eventi nei quali gli allievi possono esibirsi.
  • L’ambiente è informale. I valori fondanti della scuola sono di educazione all’ascolto, cultura musicale e valorizzazione delle attività di gruppo.

Situazione preliminare e discovering

La scuola ha un sito web datato e non responsive. Gli amministratori lamentano la difficoltà ad aggiornare i contenuti e inserire media.

  • La committenza vorrebbe raggiungere più allievi e valorizzare la storicità della scuola.
  • Sono previsti sconti per gli allievi frequentano più di un corso
  • Ogni anno supportiamo gli studenti meritevoli con 3 borse di studio.
  • Qui sono a disposizione i dati relativi alle iscrizioni ai corsi degli ultimi anni: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1bKXQbH90Ee6J7HGFh9WBA9islX2Y6t5JE2UYYka0BPA/edit?usp=sharing

Sono state condotte delle interviste, sugli allievi e le famiglie degli allievi più piccoli. Stralci delle interviste sono disponibili qui: jij-interviste

 

Visual

La scuola ha un logo e un’immagine coordinata, il cui materiale è riportato qui.

 

Pubblicare online un sito web

  1. Reperire un hosting

Per pubblicare un sito wp abbiamo bisogno di una piattaforma LAMP (linux, apache, mysql, php). Quindi è necessario trovare un servizio che ci fornisca:

  • hosting php  / apache
  • un database mysql
  • un account ftp per caricare i dati
  • un nome di dominio

La scelta del servizio di hosting varia in base alle necessità del sito in termini di spazio, prestazioni e traffico. Per esercizio utilizziamo un servizio di hosting gratuito https://www.000webhost.com/

Una volta terminata la registrazione e verificato l’email, avremo a disposizione un dominio di terzo livello, nel nostro esempio: seriemagazinetest.000webhostapp.com

2. Creare un database remoto

Dal pannello principale clicchiamo su DATABASE e su CREADATABASE.

Compiliamo i dati richiesti, appuntandoli (dovranno essere inseriti nel file wp-config.php)

Come esempio impostiamo:

nome database: seriemagazinetest
nome utente: wpserie
password: ***

Una volta confermato, il pannello creerà il data base, modificandone il nome e il nome utente

3. Salvare i dati da xampp

Avviare i servizi di xampp dal control panel e avviare phpmyadmin (http://localhost:8080/phpmyadmin/)

Selezionare il database del sito e cliccare su esporta

e cliccare su ESEGUI. Si aprirà il download di un file sql

4. correggere i permalink del db locale

Aprire il file sql appena scaricato. Con la funzione trova / sostituisci sostituire tutti i permalink locali, con il nuovo indirizzo remoto.

Nell’esempio andiamo a sostituire la stringa http://localhost:8080/seriemagazine con il nuovo base url: https://seriemagazinetest.000webhostapp.com

Salvare con un nuovo nome.

5. Caricare il contenuto del db appena salvato sul db remoto

Nel pannello di amministrazione di 000 cliccare sul bottone “gestisci” a fianco del database creato al punto 2 e scegliere l’opzione phpmyadmin

Inserire le credenziali (attenzione, quelle con l’id generate dal sistema) e accedere alla schermata di gestione del database.

Cliccare su import, e in seguito su “scegli file”. Andare a selezionare il file .sql, nella tendina Compatibilità impostare il valore MSSQL e cliccare su go.

Quando la procedura andrà a buon fine, dovreste vedere un messaggio di conferma e la lista delle tabelle create nella spalla sinistra

6. predisporre i file da caricare sul server

Fare una copia della cartella del sito nella cartella htdocs.

Nella copia, aprire il file wp-config.php

Cercare le stringhe corrispondenti ai define relativi al db

e impostare i dati generati al punto 2

** Il nome del database di WordPress */
define(‘DB_NAME’, ‘id3771057_seriemagazinetest’);

/** Nome utente del database MySQL */
define(‘DB_USER’, ‘id3771057_wpserie’);

/** Password del database MySQL */
define(‘DB_PASSWORD’, ‘(inserire la password che avete impostato al momento della creazione del db)‘);

/** Hostname MySQL */
define(‘DB_HOST’, ‘localhost’);

Salvate il file

7. impostare filezilla

Scaricare e installare il programma filezilla (https://filezilla-project.org/download.php?type=client)

Aprire il gestore siti e cliccare su “nuovo sito”

Impostare i seguenti parametri

e cliccare su connetti. Una volta autenticato l’utente, filezilla si presenta in questo modo: sulla sinistra l’elenco delle cartelle locali, sulla destra l’elenco delle cartelle remote. Per spostare i file sul server basta strascinarli da sinistra a destra.

8. caricare i file nella cartella remota

Copiare il CONTENUTO della cartella locale del sito, in cui abbiamo aggiornato il file wp-config, nella cartella PUBLIC_HTML remota.

Il tempo di caricamento dipende dalle dimensioni dei file e dalla qualità della connessione.

Se dovessero comparire messaggi di errore di login, ripetere la procedura limitando il numero di connessioni simultanee in questo modo

9. loggarsi in wp e aggiornare i permalink

Una volta terminato il caricamento, la home page del sito dovrebbe risultare visibile. Accediamo all’area di backend di wordpress, con le credenziali scelte nel sito locale (spostando il db, gli utenti legati agli account saranno i medesimi): https://seriemagazinetest.000webhostapp.com/wp-admin/

Sarà necessario ricostruire l’htaccess, file attraverso il quale wordpress ricostruire le rotte e gli url di navigazione come permalink.

Andiamo in strumenti / permalink.

Scegliamo la struttura permalink desiderata e clicchiamo su salva modifiche.

A questo punto il sito risulterà navigabile.

 

 

 

 

La rapa innamorata

La Rapa Innamorata S.n.c. è un piccolo Bistrot nel centro storico di Brescia, aperto ogni giorno dalle 7:00 alle 15:30. Il caffè offre colazioni e pranzi di cucina esclusivamente biologica, con particolare attenzione all’alimentazione vegana.

L’ambiente è informale, la cucina curata ma veloce. La clientela principale è costituita da utenti degli uffici / negozi limitrofi in pausa pranzo, alcuni studenti universitari, e mamme con bambini piccoli nella mattinata o nelle colazioni.

Discovering

Sono state condotte delle interviste, sui clienti abituali, indagando abitudini alimentari, comportamenti nelle pause pranzo e attitudine all’utilizzo dei mezzi tecnologici. In questo documento sono disponibili gli stralci fondamentali delle interviste, da tenere in considerazione.

E’ stata condotta un’osservazione sul campo con il frameword AEIOU di cui si riportano le schede.

Visual e Moodboard

Il locale è dotato di un’immagine coordinata riportata sull’insegna e all’interno del punto vendita. Si riepilogano altre informazioni visive in questa moodboard:

Eventuale altro materiale utile: materiale stock

Esercitazione – Creare una rivista online – Pt.2

Vediamo come creare una pagina in griglia.

Ci servono i seguenti plugin:

Page Builder by SiteOrigin

SiteOrigin Widgets Bundle

Una volta installati, andiamo nella gestione pagine, creiamo una pagina vuota che intitoleremo “Chi siamo”.

Nel tab di cambio editor, selezioniamo “Page Builder”

PRIMA RIGA / due colonne:  descrizione + video

Aggiungiamo la  prima riga:

Impostiamo 2 colonne al 50% e confermiamo

A questo punto aggiungiamo, nella colonna di sinistra un widget di testo in questo modo:

Il widget viene aggiunto in automatico alla prima colonna. Ci appoggiamo in hover con il mouse e clicchiamo su modifica

A questo punto inseriamo nell’interfaccia il titolo e il testo di descrizione della redazione e clicchiamo su fatto.

Con il medesimo procedimento, aggiungiamo nella seconda colonna un widget video, clicchiamo su modifica, e in seguito aggiungi video.

A questo punto, scegliamo “inserisci da url” e incolliamo l’indirizzo del video che vogliamo inserire (ad esempio da youtube). Clicchiamo su “fatto”.

A questo punto, pubblichiamo la pagina e vediamo il risultato.

SECONDA RIGA: 4 colonne (una per autore) – grigia

Procediamo, seguendo il procedimento descritto precedentemente, ad inserire una nuova riga, a 4 colonne.  Prima di tutto inseriamo i contenuti: sempre utilizzando gli editor, inseriamo in ogni colonna:

  • nome dell’autore
  • foto in miniatura quadrata
  • un testo descrittivo

Salviamo e verifichiamo il risultato:

Ora andiamo a riprendere le impostazioni di riga in questo modo:

Impostiamo:

  • In layout un padding superiore e inferiore di 25px
  • In layout, il layout di riga a larghezza piena
  • In design, un background color grigio

Aggiorniamo la pagina e verifichiamo il risultato:

 

Esercitazione – Creare una rivista online – Pt.1

  1. Partiamo da una installazione vuota di wordpress (nell’esempio chiameremo la nostra rivista “serieMagazine”)
  2. Installiamo il tema NewsMag Lite:
    1. Scaricare il tema (serve il file .zip)
    2. Cliccare su Aspetto / Temi
    3. Cliccare su carica tema
    4. Selezionare il file.zip
    5. Installare e attivare il tema

Quando installiamo un tema, per valutarlo è buona norma:

  • creare una pagina e verificare la tendina template (quanti e quali sono disponibili)
  • Verificare nella schermata “personalizza” cosa è possibile modificare
  • Verificare in Aspetto/Widget quali widget e sidebar sono disponibili.
  1. Creare una pagina vuota per la home page:
    1. Pagine / Aggiungi nuova
    2. Inserire nel titolo “Home page”
    3. dalla colonna destra, nella tendina “Modello” scegliere Frontpage
    4. Cliccare su pubblica
  2. Impostare la pagina appena creata come home page di wordpress:
    1. Impostazioni / lettura
    2. impostare “pagina statica” e dalla tendina scegliere la pagina appena creata
    3. cliccare su “salva modifiche” nel fondo della pagina
  3. Creare le categorie per gli articoli:
    1. Articoli / Categorie
    2. Modificare la categoria di base “Senza categoria”
    3. Aggiungere le seguenti categorie come esempio
      • Animazione‎
        Commedia
        Azione‎
        Crime
        Drammatiche‎
        Fantascienza‎
        Legal
        Horror
        Sentimentali
        Sportive
        Medical
        Political
        Western
        Fantasy
    4. Utilizzeremo i tag per identificare il target (bambini, ragazzi, adulti)
    5. Inseriamo una decina di articoli di prova
      (esempi da importare qui: seriemagazine.wordpress.2017-10-22
      :
      Immagini 

      1. Articolo aggiungi nuovo
      2. Nel titolo inserire il titolo della serie tv
      3. scegliere la categoria corrispondente e impostare i tag
      4. impostare l’immagine in evidenza
      5. cliccare su “pubblica”
    6. Configuriamo la home page
      1. Aspetto / widget
      2. Abbiamo a disposizione due spazi per la home page: header e content
        1. Header Area: trascinare il widget Newsmag Home page slider e impostare i campi (nell’esempio scegliamo “fantascienza)
        2. Content area: utilizziamo prima di tutto tre widget a colonna, e impostiamo 3 categorie diverse (vedi immagine)
        3. con lo stesso principio, aggiungere “post list horizontal” e impostare 4 articoli di un’altra categoria
    7. Le pagine di categoria e le pagine articoli (category e single) condividono la medesima sidebar (blog sidebar), impostare i widget in questo modo:
    8. Personalizziamo l’aspetto del tema in Aspetto / personalizza:
      1. Modificare la denominazione del sito, togliendo il default di wordpress (theme option / denominazione…)

Recruiting per la ricerca

Nel capitolo dedicato al recruiting in “Usabilità – Individuare e risolvere problemi”, Steve Krugg usa l’espressione:

Reclutare in Scioltezza

L’ambito è specifico dei test di usabilità, ma in realtà il succo del discorso non cambia: se il recruiting diventa un’operazione limitante nell’attuazione dei test, Steve Krugg ci suggerisce di fare un test in più, magari con un utente che non coincide esattamente con il nostro pubblico di riferimento, che un test in meno.

In ambito di ricerca, la “scioltezza” va applicata con le dovute attenuanti. Se sono gli utenti che guideranno il nostro il design del prodotto, è molto importante andare ad indagare l’esperienza delle persone interessate a capire, usare e acquistare il prodotto stesso. Se il nostro pubblico di riferimento è un pubblico con delle skill o delle caratteristiche specifiche, non può essere sostituito. ad esempio se nostro oggetto di indagine è un’app per il trading finanziario, non possiamo coinvolgere utenti che non conoscano almeno le basi dell’ambiente. Così come siti che offrono informazioni per studenti universitari, piattoforme di dating verticali, app di ricette per vegani, e via dicendo.

Il processo di recuiting si articola in: ricerca, screening, invitation e scheduling, in sostanza, individuare l’audience corretto, cercare delle persone che corrispondono alle caratteristiche peculiari di riferimento e convincerle a partecipare alle attività di ricerca.

Definire l’audience

Definiamo delle caratteristiche ad alto livello:

  • definire i comportamenti peculiari che gli utenti dovrebbero avere (persone che vanno in bici regolarmente)
  • definire le caratteristiche demografiche peculiari: range di età, genere, situazione sentimentale, guadagno medio, composizione nucleo famigliare o qualsiasi altra informazione che possa essere utile alla ricerca
  • grado di conoscenza tecnologico e attitudine all’uso dei prodotti digitali

Se serve andiamo ad espandere queste caratteristiche, per restringere la ricerca:

  • prendere in considerazione un segmento specifico dell’audience generico (solo gli utenti che hanno un figlio di un anno)
  • valutare il grado di esperienza nel prodotto (utenti nuovi o utenti che già lo conoscono)
  • valutare il grado di esperienza nei prodotti competitors
  • caratteristiche demografiche specifiche (ad esempio, solo abitanti in città, solo abitanti in periferia…)
  • quali caratteristiche assolutamente da evitare (evitare quelli che si ritengono esperti)

Trovare l’audience

1. Recruiting “fai da te”, a partire dai tuoi contatti

La base di propri contatti può essere, ad esempio, i clienti registrati sul nostro sito, persone iscritte ad una newsletter, e così via.

E’ necessario identificare chiaramente l’audience, in una email o in una landing page in cui viene spiegato a grandi linee lo scopo della ricerca, il profilo ricercato, eventuali ricompense, tempi stimati etc…

Se il settore è molto specifico, o stiamo ricercando utenti esperti con con skill particolari, cerchiamo di invitarli direttamente, non utilizzando delle call pubbliche, in questo modo ci garantiamo un filtro alle richieste che arriveranno.

2. Recruiting “fai da te” su un pubblico ampio

Se, invece, invece si sta cercando di entrare in un nuovo settore dove non si hanno già sviluppato dei contatti è possibile utilizzare proporre un invito alla partecipazione attraverso:

  • liste email,  forum online, gruppi social
  • vicini di ufficio
  • friend and family“: ovvero chiedere alla propria ricerca sociale, di inoltrare la richiesta a coloro che conoscono
  • online ads: adword, facebook ads, linkedin ads permettono di profilare in dettaglio gli annunci mostrati
  • altri metodi tradizionali, come annunci su quotidiani locali, volantinaggio etc…
3. Agenzie o servizi di recruing specializzati

Screening

E’ l’operazione di selezione di coloro che hanno risposto all’annuncio per la partecipazione alle attività di ricerca. Può avvenire attraverso un colloquio telefonico, o un questionario inviato via email, o in qualsiasi altra forma utile.

Durante lo screening è necessario:

  • essere brevi (massimo 20 domande)
  • chiari e specifici nelle richieste, evitando linguaggi tecnico o specifico di un settore
  • partire con le domande di selezione diretta: se state cercando persone sotto i vent’anni, la verifica dell’età dovrà essere uno dei primi fattori richiesti
  • evitare domande inutili: ogni domanda vi deve aiutare a capire se il soggetto è in audience o meno
  • non fare domande induttive o che suggeriscono risposte (“ti annoia l’estrema lentezza di un sito web?”)
  • favorire  i candidati con attitudine al dialogo e senza evidenti problemi relazionali (ricordate che poi saranno effettivamente parte delle vostre interviste, o dei focus group)
  • spiegare nello specifico come l’utente verrà coinvolto, in termini di tempi, ricompense, attività etc…

Scheduling

A questo punto avrete a disposizione una lista di contatti di possibili candidati idonei. Ora è necessario organizzare le attività, in modo che ai partecipanti sia dato un preavviso adeguato.

Sia che se le sessioni richiedono attività di persona per le attività online / telefono / video conferenza, sia che siano attività singole o di gruppo è necessario cercare i far incontrare le necessità dell’azienda con le disponibilità dei partecipanti, o eventuali vincoli propri delle loro attività lavorative e sociali (utenti con reperibilità, periodi di ferie particolari, etc…).

E’ sempre bene, reclutare più utenti del necessario, eventualmente per sopperire ad assenze o impossibilità di partecipazione, dividendo i candidati in primari e secondari, a seconda del grado di match sulle caratteristiche dell’audience.

La lista delle attività da fare, per organizzare al meglio lo schedule, potrebbe essere:

  1. scrivere gli inviti, indicando le date e gli orari proposti.
  2. invitare i candidati primari
  3. verificare le risposte e schedulare i candidati primari
  4. invitare i candidati secondari
  5. verificare le risposte e schedulare i candidati secondari
  6. mandare le conferme ai candidati primari
  7. mandare le conferme ai candidati secondari
  8. mandare una mail di ringraziamento i candidati scartati a causa delle disponibilità
  9. mandare una email o una telefonata di conferma a tutti i partecipanti il giorno prima dell’attività in cui sono coinvolti
  10. creare e distribuire lo schedule di tutti i parecipanti
  11. dare indicazioni precise su come raggiungere la location dell’attività

 

– riassunto e tradotto da Observing th user experience – cap 6 – 

Competitive Research

Avere la consapevolezza di quali prodotti o servizi esistono sul mercato “simili” a quello che state progettando è fondamentale per capire:

  • a che esperienze sono abituati gli utenti che andranno a utilizzare il vostro prodotto
  • ideare nuovi spazi di intervento  (e correggere gli errori) a partire dal lavoro degli altri.

Solitamente la competitive analysis è propria dei settori finanziari o di marketing. In questi casi solitamente è focalizzata di mercato e di definizione del target: da quanto costano i prodotti dei competitors, quali sono i segmenti di mercato interessanti, i dati demografici e di profilazione degli utenti, che tipo di azioni commerciali e promozionali sono in essere sui prodotti.

Queste informazioni sono essenziali, nella guida alle decisioni strategiche di business, ma non raccontano, ad esempio, di quali parti del prodotti dei competitors gli utenti usano e preferiscono o in generale come la gente percepisce un determinato prodotto o servizio. Per questo è molto importante affiancare la business competitive analysis, a una ricerca focalizzata sulla user experience.

Come la ricerca in genere, alche la ricerca sui competitor va integrata nello sviluppo a iterazioni. In particolare è molto funzionale quando:

  • in fase di definizione dei requisiti e funzionalità (di un nuovo prodotto, o aggiuntive a uno esistente)
  • prima di un re-design: utilizzando i prodotti dei competitor come “prototipi” per individuare pattern efficaci o errori (da non commettere)
  • quando i competitor fanno cambiamenti strutturali o evidenti, al fine di intuire eventuali cambi di direzione del mercato

Fase 1: identificare i competitors

L’identificazione di una lista di competitors, dipende molto dal tipo di prodotto e dal suo mercato di riferimento.  Se si tratta di un prodotto digitale, o di aziende che normalmente hanno una presenza digitale, apri un browser e comincia ad analizzare risultati di ricerca delle kword fondamentali inerenti al tuo prodotto.

Dividi i risultati in tre categorie di competitors:

  • Tier 1 : ovvero i concorrenti diretti, quelli che condividono lo stesso audience e offrono un prodotto uguale, o molto simile al vostro. L’ideale sarebbe individuarne massimo 5
    [Esempio: kobo, amazon kindle, nook di B&N]
  • Tier 2:  competitor che hanno come oggetto la stessa categoria, ma non direttamente lo stesso prodotto
    [Tablet e pad dove si possono ANCHE leggere libri online]
  • Nicchie: competono direttamente su parte delle funzionalità del prodotto, ma non completamente
    [Altri rivenditori di e book che non integrano la vendita con un lettore proprietario]

Per ciascun competitor individuato, stilare una descrizione dei prodotti in oggetto e cercare di profilare i loro audience, a partire dai dati pubblici (archivi quotidiani, blog, forum, social e qualsiasi tipo di articolo che fa riferimento al loro prodotto).

Fase 2: definire un set di caratteristiche per la comparazione

A questo punto sarà chiaro quali sono i principali prodotti che competono con il nostro. E’ necessario stabilire una serie di parametri per facilitare la comparazione. Anche in questo caso l’identificazione di quali dimensioni possano essere interessanti da comparare dipende fortemente dal tipo di prodotto di cui stiamo parlando. Per rimanere in tema degli e-reader, potrebbero essere una lista come la connettività wireless, la velocità del prodotto, la vastità del catalogo, o ancora caratteristiche astratte come il “tono della comunicazione” con gli utenti (formale o informale), e via dicendo.

E’ molto importante avere chiaro in questa fase quali sono le caratteristiche sensibili per il nostro prodotto: sia quali caratteristiche ha, sia quali dovrà avere.

La definizione delle dimensioni per la comparazione aiuta a stabile una priorità tra le feature da realizzare.

 Fase 3:  La ricerca

Ora che è chiaro su quali aspetti verterà la nostra indagine, è necessario stabilire il piano di ricerca, e quali strumenti utilizzare. La fase di recruiting  sarà particolarmente delicata, perchè ovviamente sarà necessario ingaggiare utenti che utilizzano o che hanno conoscenza dei prodotti dei competitors, avendo cura, ove possibile, di mantenere l’identità del vostro prodotto anonimo, la fine di non influenzare i risultati

Tra gli strumenti utilizzabili per la ricerca, particolarmente utili:

  • test di usabilità e osservazioni sul campo: forniscono importanti spunti per capire come il prodotto viene utilizzato e percepito
  • interviste e focus group permettono di cogliere le motivazioni e i perchè gli utenti scelgono quel determinato prodotto
  • questionari per raccogliere dati come, quali e quanti prodotti gli utenti hanno in uso, con quale frequenza li usano, quanto sono soddisfatti e quanto sono fidelizzati rispetto ai competitori, e quali funzionalità preferiscono e utilizzano di più.

Fase 4: Analisi

A questo punto non rimane che utilizzare i dati raccolti in un report che illustri i punti di forza e di debolezza dei prodotti competitors, dal punto di vista degli utenti: quali vantaggi incontra l’utente nell’utilizzo del prodotto? quali ostacoli?

Non è una classifica, l’analisi comparaitva è efficace solo quando è di ispirazione per costruire dei tips / idee / consigli da mettere in pratica nel design del prodotto.

Ricerca: istruzioni per l’uso.

Ora che abbiamo compreso l’importanza della ricerca sugli utenti nei nostri progetti di design è necessario capire come metterla in pratica. Ci serve un buon piano 🙂 , nello specifico un Research Planning o piano di ricerca, al fine di:

  1. definire i goal della ricerca: perchè siamo mettendo in atto la ricerca e in che modo i risultati verranno utilizzati o risulteranno utili
  2. impostare lo schedule: che operazioni andremo a fare e quando
  3. [ definire il budget ovvero quanto questa operazione ci costerà ]

Definire i goal

Per la definizione dei goal è necessario aver chiaro:

  • quali sono gli obiettivi di business, e in che modo possano integrarsi con gli obiettivi di ricerca
  • capire come le informazioni acquisite sugli utenti possano avere un impatto positivo sul design dell’interazione, e di conseguenza del prodotto.

Sia che il soggetto in questione sia un prodotto esistente, sia che sia un nuovo prodotto da progettare da zero, il punto di partenza è partire con un’indagine interna, toccando tutti coloro che in qualche modo vengono (o verranno) a contatto con il prodotto, e capire qual è, secondo loro, la chiave del successo del prodotto.

Sia che sia una multinazionale sia che sia una piccola startup, la sostanza non cambia. Un prodotto digitale per avere vita (e per continuare a vivere), deve essere lavorato da diverse figure: dallo sviluppo, al marketing, alla forza vendita, al customer service, ai designer e via dicendo. Ciascun settore avrà obiettivi, feedback e conoscenza del prodotto diverse e specifiche rispetto al proprio raggio d’azione. In questo senso nella fase preliminare di definizione dei goal possiamo immaginare il prodotto come un caleidoscopio: guardando attraverso il filtro di ciascun partecipante alla nostra ricerca, avremo visioni diverse della stessa realtà.

Ma che domande fare?

Le nostre fasi per definire i goal sono 3:

  1. Fare la lista dei problemi / questioni per ciascun reparto, e rappresentarli come obiettivi
  2. Dare una priorità a questi goal
  3. Riscrivere i goal come domande che possono essere poste all’interno della fase successiva della ricerca.

ESEMPIO – FASE 1: LA LISTA DEI PROBLEMI

Un ottimo esempio di questa procedura è riportato in “observing user experience” nel capito 4, dedicato appunto al research planning. Oggetto di indagine un sito di commercio elettronico di articoli sportivi.

Prima di tutto, decidiamo quali reparti sono sensibili per la ricerca e individuiamo dei portavoce tra gli stakeholder da intervistare. A ciascuno chiediamo:

  • Rispetto a quello che vedi tu nella tua esperienza giorno per giorno, secondo te quali sono gli obiettivi del prodotto?
  • Ci sono dei casi in cui questi obiettivi vengono disattesi? Quali sono?
  • Ci sono delle domande, rispetto a questo tipo di argomenti, per le quali ti piacerebbe avere risposta?

Quindi nel nostro esempio, il risultato di questa fase preliminare potrebbe essere:

Nome Reparto / Ruolo Goal and Issue
Allison VP product dev.

 Migliorare il rapporto visitatori / utenti che acquistano

Stickiness: perchè gli utenti non tornano spesso?

Erik Interaction desinger

Perchè così tanti utenti iniziano e abbandonano un carrello?

L’importanza delle recensioni! Aiutano gli utenti ad usare meglio il prodotto e dovremmo riuscire a convincere gli utenti a scriverne di più.

Micheal Marketing Fare in modo che le persone invitino i loro amici sportivi al sito
Sun Front End Dev. La vista a 360° del prodotto è effettivamente utile? Vale il tempo di caricamento che l’utende attende?
Janet Vendite Aumentare il guadagno sulle vendite dle 30%!
Ed Servizio clienti

Ridurre il numero di richieste di supporto per le promozioni scadute

Fare in modo che gli utenti leggano di più le FAQ e mandino meno email a supporto

ESEMPIO – FASE 2: LE PRIORITA’

Una volta definita la lista di partenza, è necessario stabilire un ordine tra le varie issue/goal. Non esiste un’unica regola per stabilire ciò che più o meno importante di altro: pesare i goal è sempre un processo sistemico che tiene il contesto all’interno del quale il prodotto è inserito.

Un buona regola può essere quella di definire degli attributi di valutazione e fare una matrice per valutarne il peso. Sempre nell’esempio di prima, definiamo l’attributo “importanza” come  “must have“, con un peso da uno a cinque, dove con 5 identifichiamo le features critiche per il successo del progetto, e con 1 le feature interessanti ma non essenziali. Diversamente con “gravità” indichiamo il problema derivante dal non raggiungimento del goal. Infine , la colonna “priorità” sarà il risultato della moltiplicazione tra le precedenti. Più il valore è alto, più il goal sarà prioritario

Goal Importanza Gravità Priorità
Migliorare il rapporto visitatori / utenti che acquistano 5 3 15
Vista a 360 gradi vs tempo di caricamento 3 3 9
Insegnare agli utenti ad utilizzare le faq 4 3 12

ESEMPIO – FASE 3: RISCRIVERE I GOAL SOTTO FORMA DI DOMANDE

Andiamo a redigere un elenco di domande a cui la nostra ricerca dovrà dare risposta.

Issue Domanda per la ricerca
Migliorare le conversioni da visitatori ad acquirenti Perché alcuni visitatori non diventano acquirenti?
Aumentare la stickiness (ritorno)

Quali sono le motivazioni per cui gli utenti tornano? Quali sono le ragioni che muovono i visitatori abituali?

Qual è la composizione demografica degli utenti del sito?

Invitare le persone a scrivere le recensioni dei prodotti

Perchè gli utenti scrivono le recensioni? Quale vantaggio traggono da questa operazione?

Gli utenti come navigano il sito? quali sono i percorsi più comuni?

Abbandono del carrello Perchè molti utenti abbandonano il carrello? Qual è il punto esatto di abbandono?
Vista a 360 gradi del prodotto vs Tempo di caricamento Cosa gli utenti valutano di un prodotto prima di decidere di acquistarlo? Di quali informazioni hanno bisogno?
…. ….

A questo punto è possibile rendere specifiche le domande di partenza. Ad esempio, per la prima domanda sull’abbandono del carrello, le domande di specifica potrebbero essere:

  • proporzione tra utenti che abbandonano il carrello e quelli che completano la vendita
  • quali sono le pagine con più alto tasso di abbandono
  • quali sono le principali pagine di ingresso
  • gli utenti capiscono il funzionamento del carrello?
  • sanno che stanno abbandonando il carrello o lo fanno per sbaglio?
  • etc….

Impostare lo schedule

A questo punto sappiamo quali informazioni andare a cercare, il passo successivo è organizzare la ricerca, decidendo quali strumenti di discovering utilizzare e organizzare le attività.

Leggendo le domande dell’esempio, il piano di ricerca potrebbe essere impostato, in fase iniziale, in questo modo:

  • utilizzo degli analytics: molte delle domande sull’uso del carrello e la scoperta di dati quantitativi sui comportamenti potrebbero essere deducibili dalle statistiche di accesso del sito. Così come, parte della composizione demografica dei clienti potrebbe essere deducibile dai dati di fatturazione e così via…
  • test di usabilità: per capire nello specifico come gli utenti si approcciano al carrello e alla ricerca di prodotti
  • discovering sugli utenti, attraverso interviste, focus group o questionari per indagare preferenze e comportamenti.

Scenari

Gli scenari sono storie che descrivono come una persona si comporta o cosa pensa rispetto ad una attività o una situazione.  Per usare una metafora, uno scenario è come un film, nel quale gli attori sono le nostre personas.

Esistono diversi tipi di scenario:

  • context o problem scenario: se descrive una condizione attuale, o lo stato che può essere migliorato.
  • design scenario: se raccontano proposte di cambiamento o nuove situazioni, nel contesto ideale.

Come costruire uno scenario

Personas e scenari non sono necessariamente due strumenti da usare in sequenza: è possibile costruire uno scenario senza aver prima costruito le personas. In questo caso è necessaria, ovviamente, tutta la parte di ricerca quantitativa e qualitativa che precede la costruzione delle personas stesse.

Viceversa, se avete già delle personas con goal , motivazioni e frustrazioni definite, avete già un buon punto di partenza per immaginare chi potrebbe essere il protagonista dello scenario. In particolare, conoscendo quali sono gli obiettivi, la scelta di quale azione far diventare una storia, dovrebbe tenere conto di :

  • quanto quest’azione è ricorrente, per raggiungere l’obiettivo
  • quanto quest’azione, anche se non frequente, è necessaria per raggiungere un obiettivo
  • quante azioni si devono susseguire in fila, per rappresentare una sequenza (e il raggiungimento di un obiettivo)

Le storie non devono essere necessariamente inventate. Ad esempio uno scenario può rappresentare una situazione reale emersa in un’intervista, in questo caso è necessario operare, sia garantendo la privacy, sia avendo cura di non recare offesa in alcun modo ai soggetti che potrebbero sentirsi coinvolti.

Che sia una storia vera o inventata è bene ricordare che gli scenari, si sviluppano ad alto livello: non devono tenere conto di elementi di interfaccia o di soluzioni di sviluppo. I design scenario, in particolare, propongono una soluzione senza entrare nel dettaglio delle specifiche.

Gli scenari possono essere presentati sotto forma di testi, testi e immagini a supporto, o in altri casi come storiboard e fumetti

La scrittura narrativa è l’atto di tessere una serie di bugie per arrivare a una verità più grande.
(Khaled Hosseini)

Come scrivere una storia?

Come nel caso delle personas, le storie che funzionano sono quelle credibili e congruenti. Conta la scelta del linguaggio, del contesto in cui facciamo agire il personaggio, il punto di vista della narrazione e così via.

Sebbene possa sembrare un’operazione semplice, la stesura di una “sceneggiatura” sotto forma di scenario è tutt’altro che una procedura immediata. Vediamo alcuni spunti, tratti da vari articoli su come costruire uno scenario convincente.

Secondo “observin user experience” è bene partire da una checklist di elementi:

Actors Chi sono i personaggi? Spesso gli scenari vengono costruiti a partire dalle personas, ma all’interno dello stesso scenario possono essere coinvolti più attori, gruppi, organizzazioni etc…
Setting Qual è il contesto? Si descrive solitamente un ambiente fisico in cui l’azione avviene. In base alla narrazione, si può aggiungere anche un’indicazione di tempo, o altri dettagli dell’ambiente se utili alla storia.
Actions Come si comportano gli attori?
Events Che effetti hanno le loro azioni? Quali sono le risposte?
Evaluation Come gli attori interpretano gli eventi? Quali valori, criteri influenzano le loro scelte? Se da una parte lo scenario è una storia che racconta l’azione per compiere un goal, bisogna tenere conto anche delle motivazioni contingenti, desideri, aspetti valoriali che influenzano il compiersi dell’azione.
Plot Come si svolge la storia? In quale sequenza? Come va a finire?

Questo è l’esempio riportato dal libro:

Doris è la responsabile di una catena di negozi. Il suo obiettivo è di tenere traccia delle performance di ogni store, attraverso un report che deve inviare al suo capo alla fine di ogni giornata.

La sequenza di azioni è questa:

  • Doris si logga nel sito del negozio
  • Copia  il totale delle vendite in ogni neozio in un foglio di calcolo
  • Calcola il totale giornaliero e settimanale
  • Compara le performance di ogni negozio con l’anno precedente

Andiamo a compilare la checklist:

Doris prepara la cena, compila il report e lo manda al suo capo.

Actors Doris, Steve il marito, i figli, Sammy il capo
Setting Casa di Doris e Steve, dal momento in cui Doris rientra dal lavoro a prima di andare a dormire
Actions Compilazione e invio del report giornaliero
Events Sammy si ritrova in posta il report giornaliero, mentre Steve, sa che aspetterà una mezz’ora sua moglie prima di guardare la tv
Evaluation Nello facciamo emergere chiaramente che Doris vorrebbe passare più tempo con la famiglia e meno a compilare report fuori orario di lavoro
Plot Cena – Compilazione report – invio report – divano + tv

Lo scenario è il seguente:

Doris rientra alle 5 del pomeriggio. Prepara la cena è si siete a tavola con Steve e i suoi bambini, prima di mettere mano al pc: per Doris la famiglia è la priorità. Alle 8 apre il suo laptop, e dopo essersi loggata sul gestionale di vendita controlla il rendimento dei negozi. Copia i valori in un foglio di calcolo e calcola le performance giornaliere e settimanali, confrontandole con quelle dell’anno precedente. Esporta il risultato in un file dal titolo “Report giornaliero” e lo invia a Sammy. Sa perfettamente che il suo capo non lo leggerà ma sa che è il file che vuole trovare ogni mattina nella posta in arrivo. Alle 8 e 20 ha finito il report, torna da Steve per guardare della tv sul divano, prima di andare a dormire.

Approfondimento: Storytelling for user experience

Parallelamente alla check list, un buon modo per capire come sviluppare una storia è riferirsi alla classiche strutture narrative dei generi letterari. Il “raccontare storie” è un’operazione che si perde nella notte dei tempi. dai graffiti preistorici, ai geroglifici degli egizi, alle rappresentazioni iconografiche nelle chiese, da sempre l’uomo ha sentito la necessità di raccontare il proprio vissuto, sia per tramandare la propria esperienza che per chiarificarla e farne gli altri partecipi. Per questo motivo, uscendo dal contesto specifico degli scenari, e ampliando il discorso allo storytelling in generale, il materiale su cui basarsi per scrivere storie è davvero ricco di teorie, studi, da utilizzare come materiale di partenza.

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La piramide di Freytag: articola la storia in 5 fasi: Esposizione al problema, inizio dell’azione, crescita dell’azione e del problema, l’azione si porta alla risoluzione, risoluzione. FONTE

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Hero’s Journey o monomyth: l’eroe lascia la propria quotidianità per intraprendere un viaggio che lo porterà ad uno stato problema profondo, dal quale ne uscirà rinato e cambiato, per poi fare ritorno a casa.

Semplificando questi due schemi potremmo ridurre a 4 fasi:

  • presentazione del personaggio,
  • situazione di conflitto,
  • trauma,
  • risoluzione.

Pattern narrativi e check list devono essere uno strumento di partenza, non necessariamente una gabbia. Gli scenari hanno lo scopo di creare una rappresentazione condivisa, che dia corpo nella mente degli stakeholder di situazioni verosimili, nelle quali l’utente riesce o non riesce a perseguire un obiettivo. Il modo in cui vengono raccontate deve essere funzionale al contesto: da una parte non devono peccare di sintesi estrema (non sono un elenco cronologico di azioni!), dall’altra non sono un bestseller! Benchè una storia efficace possa ingaggiare chi la ascolta, dobbiamo sempre tener conto del fatto che gli scenari sono e devono rimanere uno strumento operativo… non promozionale.

Approfondimento: http://www.sparkol.com/engage/8-classic-storytelling-techniques-for-engaging-presentations/