Testing

La (falsa) convinzione più diffusa è che il testing sia un processo che riguardi il prodotto/servizio solo nella sua fase finale.

Il testing è un processo volto a mettere le persone di fronte ad un prodotto (o un prototipo) osservandone le reazioni.

Per questo motivo è molto importante definire le sessioni di test in maniera iterativa nello sviluppo di un prodotto, in modo che i risultati degli stessi vadano ad influenzare gli sviluppi successivi.

Tra le fasi di coinvolgimento degli utenti, la fase di test è quella più difficile da integrare nei processi di sviluppo, non tanto dal punto di vista tecnico/logistico, ma dal punto di vista umano. La fase di test viene spesso percepita come una valutazione che vanifica gli sforzi che il team ha compiuto per portare il prodotto a quel punto di sviluppo.

Crazy female teacher

La realtà è che il problema non sono i test, quello che ci spaventa sono i risultati. Vale per tutti i personaggi coinvolti nel processo di creazione, a partire dallo uxdesigner, al grafico, al programmatore, al project manager. La creazione di un prodotto It è necessariamente il frutto di un lavoro a più mani. Durante questo processo ogni figura coinvolta porta, all’interno del progetto, parte del proprio bagaglio, veicola le scelte in base alle necessità, alle richieste dei committenti, al proprio gusto personale, alle tecnologie che preferisce.

E’ inevitabile.

Ci affezioniamo alle nostre scelte, soprattutto a quelle che sono costate tempo, fatica e competenze. Per questo motivo insierire i test solo nelle fasi di rilascio è letale, dal punto di vista umano e di umore del team, dilata i tempi di sviluppo, e di conseguenza ha effetti sul budget di progetto.

Tempo perso, soldi persi, persone scontente.
Soluzione. Evitiamo i test.

E’ una possibilità.

E’ una possibilità che comporta l’assunzione di un rischio molto alto, ovvero la scommessa di aver creato un prodotto che sia effettivamente su misura rispetto ai propri clienti. Può andar bene (raro), ma il più delle volte la situazione che si genera è:

Clienti scontenti, mancati ricavi, pioggia di modifiche sul prodotto guidate da una logica schizofrenica.

Siete proprio sicuri di voler rischiare?

Il secondo misundestanding relativo ai test è ogni parola pronunciata dall’utente sia da tenere in considerazione. Le attività di testing vanno pianificate e deve essere chiaro, per chi esegue i test e analizza i risultati, qual è l’oggetto di indagine. Questo significa mettere in conto una componente soggettiva derivante dall’osservazione degli utenti (“questo colore è orribile”).

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La raccolta di queste informazioni ha rilevanza quando si riesce a ricavarne, da una parte un valore statistico (10 su 10 utenti trovano il colore orribile), dall’altra una causa effetto funzionale (il colore è orribile perchè rende difficile la lettura, o ancora, perchè in quel dato contesto sociale quel colore ha un particolare significato).

Tipologie di test

La strutturazione dei test può essere costruita in base alle necessità contingenti, alla fase a cui il test si riferisce. In particolare possono essere usati come:

  • Verifica generale: si sottopongono all’utente domande generiche sull’argomento di testing, dal concept, al labelling delle voci, alla distribuzione dei contenuti e delle funzionalità. (“Secondo te cosa significa XX”)
  • Task elicitation: si sottopone all’utente un task e si osservano le operazioni che mette in atto per compierlo.
  • Osservazione: si sottopone l’utente ad una sessione di libera naviagazione e si traggono dei risultati quantitativi (ciò che viene analizzato è una statistica raccolta,  come il numero di click, tempi di permanenza, flussi, etcc…) o qualitativi/formativi (se non trae valore dalla statistica ma dall’osservazione delle azioni dell’utente).

Strumenti

I test possono esser condotti dal vivo, o in remoto, eseguiti “in time” o in maniera differita. Esistono numerosi strumenti a supporto delle sessioni di test, come:

Approfondimento: potete vedere alcuni test in remoto sul canale youtube di usertesting.com

Chi testare

Parlando di uxtest, il personaggio di riferimento è Steve Krug.
Riguardo al reclutamento, va da sè che più i soggetti scelti sono vicini al vostro pubblico di riferimento più i risultati del test potranno “prevedere” i comportamenti del pubblico vero e proprio. Tuttavia, non sempre è fattibile, in questi casi è bene seguire  letteralmente il consiglio di Krug  di “Reclutare in scioltezza” senza farsi troppi problemi.

Oggetto di discussione è anche quanti utenti coinvolgere nel test. Se il test è quantitativo il numero può attestarsi sui 20 partecipanti. Diversamente si possono coinvolgere anche da 3 a 5 utenti.

Testare su un gruppo relativamente piccolo di utenti, consente di far emergere le problematiche più evidenti da una parte, e dall’altra evitare una gestione complessa di grandi quantità di risultati.

Il concetto è testare poco, ma testare spesso 😉

Dove reclutare

Esistono piattaforme ad-hoc per la selezione degli utenti, come ethn.io, o gruppi social dedicati. La realtà è che potete attingere da qualsiasi gruppo, a partire da parenti, amici e colleghi. Sempre riportando le  parole di Krug:

  • i test hanno sempre effetto, anche con un solo utente
  • meglio testare un utente all’inizio che 50 alla fine
Approfondimento: guerrilla testing
Il guerrilla testing prevede il reclutamento di utenti per il test "a sorpresa" e in maniera informale, in ambienti pubblici.

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